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Associazione Italiana Produttori Substrati e Ammendanti

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Informazioni tecniche

Le caratteristiche di un buon substrato di coltivazione

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di Laura Crippa*

*Dipartimento di Produzione Vegetale, Università degli Studi di Milano

La qualità di un substrato di coltivazione si misura nella sua abilità a consentire la crescita di piante sane e di elevato valore commerciale; la stretta  relazione substrato/pianta fa sì che non si possa parlare genericamente di substrati di buona qualità, ma sia necessario circostanziare meglio il concetto definendo una qualità per l’uso (per specie coltivata, ma anche per sistema irriguo adottato, tipo di contenitore, lunghezza del ciclo colturale, ecc …).

E’ così spiegato come uno stesso substrato possa dimostrarsi ottimale per un utilizzo e di contro incidere negativamente quando impiegato in una situazione diversa.

Alcune tra le proprietà dei substrati che ne influenzano il comportamento durante l’impiego possono essere direttamente misurate con l’ausilio di metodiche di analisi chimica e fisica e la loro conoscenza è indispensabile per una corretta gestione delle coltivazioni in contenitore. A questo proposito è interessante osservare che da pochi mesi anche la normativa italiana si è adeguata alla necessità della conoscenza tecnica dei prodotti, consentendo la commercializzazione dei substrati di coltivazione solo se dotati di un’etichetta obbligatoria, facilmente localizzabile sulla confezione, contenente importanti informazioni sui prodotti, quali i componenti principali, il grado di reazione (pH), il valore medio della conducibilità elettrica specifica, della densità apparente secca, della porosità totale, il volume commerciale.

Nel corso di formazione, svoltosi ad Albenga (SV) e organizzato dall’Istituto Sperimentale della Camera di Commercio di Savona in collaborazione con l’Università di Milano[1] e dalla Regione Liguria, in più interventi è stata sottolineata la necessità di un’informazione univoca, chiara e completa dei prodotti in commercio, a garanzia del produttore, a tutela dell’utilizzatore e per agevolare il compito degli organismi di controllo e dei laboratori di analisi. In quest’ottica risulta indispensabile, per i parametri analitici fondamentali e per quelli importanti  solo per determinati utilizzi (es. stabilità strutturale per colture a ciclo lungo), che siano chiaramente individuate le metodiche analitiche che devono essere applicate da tutti i laboratori interessati alle analisi dei substrati di coltivazione. Attualmente in Europa si dispone, per ciascun parametro analitico, di più metodologie, alcune tradizionalmente impiegate in alcuni paesi (ad es. il metodo Sonneveld per pH e conducibilità, di grande diffusione nei paesi del Nord Europa e importato in Italia durante i primi anni dello sviluppo industriale dei substrati; i metodi RHP sviluppati in Olanda) e altre proposte per uniformare i metodi su tutto il territorio europeo (metodi EN sviluppati dal Comitato Europeo di Normazione CEN TC 223 “Soil improvers and growing media”).  La tendenza attuale, a livello degli organismi scientifici internazionali (International Society of Horticulture  ISHS, International Peat Society IPS), delle associazioni di categoria (European Association of Producers of Growing Media and Amendments EPAGMA, associazioni nazionali di produttori di substrati di coltivazione) e degli organi di governo europei è quella di adottare come metodi di analisi ufficiali i metodi EN, distribuiti dagli enti nazionali di unificazione (per l’Italia l’Ente Nazionale Italiano di Unificazione UNI).

La scelta del metodo di analisi da applicare per la determinazione di un parametro analitico può avere  forti conseguenze sul dato analitico, tanto che è possibile ottenere valori molto distanti tra loro qualora si applichino metodi diversi. Un esempio eclatante è rappresentato dalla discrepanza nei dati che si ottengono nella determinazione della conducibilità elettrica, quando si applicano metodiche diverse. La spiegazione risiede nelle differenti quantità di acqua previste dai metodi per estrarre i sali dal substrato, che induce differenti diluizioni dei sali, dei quali la conducibilità è una misura indiretta.

L’armonizzazione delle metodologie analitiche consente inoltre di costruire  una banca dati a livello locale e generale utile per una valutazione storica, geografica, o semplicemente comparativa a livello aziendale, delle caratteristiche dei substrati prodotti in Europa.

Da cosa dipendono le caratteristiche dei substrati?

Il tipo, la quantità ed anche la dimensione delle componenti di un substrato sono gli elementi determinanti per la definizione delle proprietà fisiche. Nei substrati sono presenti, nella maggior parte dei casi contemporaneamente, più matrici di tipo organico, minerale, naturale e/o artificiale, caratterizzati da forme diverse (sfera, cilindro, parallelepipedo ecc…) la cui ripartizione influenza la porosità dei prodotti. La porosità totale, che corrisponde al volume occupato dall’aria e dall’acqua (porosità tot = volume del substrato-volume occupato dalla materie solida), è una caratteristica molto importante in quanto, nei pori sono garantiti alle radici gli scambi gassosi e l’assorbimento di acqua e nutrienti. I substrati possono avere valori di porosità iniziale compresi tra 60 – 95 % v/v; nel tempo tuttavia tali valori possono variare a causa della crescita delle radici, che li  occupano, della decomposizione della sostanza organica che può causare variazione della granulometria e determinare fenomeni di “restringimento”, dell’assestamento del materiale all’interno dei vasi. Un altro parametro fondamentale è la densità apparente (peso secco dell’unità di volume occupato dal substrato), che dipende dalle materie prime, dalla loro pezzatura e dalle modalità di riempimento dei vasi. Un substrato “leggero”, con bassa densità, è più facile da spostare e pesa poco, con gli indubbi vantaggi del contenimento dei costi di trasporto, ma conferisce instabilità ai vasi quindi risulta poco vantaggioso nelle coltivazioni di piante grandi e a ciclo lungo.

Da quanto detto deriva che le caratteristiche fisiche di un substrato risultano quindi determinate in massima parte dai componenti presenti; di contro, le proprietà chimiche sono dipendenti, oltre che dalle caratteristiche dei materiali costituenti, anche dall’aggiunta di correttivi e fertilizzanti.

Il pH di un substrato, a seconda delle matrici presenti, dell’utilizzo di correttivi e di concimi, può variare da un minimo di 3 (torbe di sfagno) a 8 (perlite, argilla espansa, compost verde). E’ un parametro importante poiché regola la disponibilità degli elementi nutritivi e di composti potenzialmente fitotossici ed inoltre può avere un’influenza sullo sviluppo di alcuni microrganismi fitopatogeni (es. Fusarium spp.). Durante la coltivazione il pH può variare notevolmente, a causa della solubilizzazione e successivo assorbimento delle radici dei fertilizzanti e delle caratteristiche dell’ acqua di irrigazione. La conducibilità elettrica fornisce la stima del  contenuto in sali e quindi dà informazioni circa il livello di fertilità dei substrati. Come per il pH, la conducibilità dipende dalle componenti (le torbe, provenienti da torbiere alte, sono quasi prive di sali; il compost può avere contenuti salini anche cospicui), dai concimi e dalle modifiche che si verificano nel corso dell’utilizzo dei substrati.



[1] Gli interventi sono disponibili sul sito www.cersaa.it